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Calabria. ArchiCarmine LAB. Un cantiere di arte sacra, contemporanea, pubblica

Dal 2023 nella periferia reggina è attivo un percorso in cui si intrecciano arte, fede e comunità dando vita a un autentico laboratorio partecipato in divenire

di Valentina Tebala

ArchiCarmine LAB “Cantiere di arte sacra contemporanea”, così si chiama il progetto
che ha dato avvio nel 2023 a un percorso in cui si intrecciano arte, fede e comunità acquisendo
la forma di un vero e proprio laboratorio partecipato ancora in divenire. Promotore del
progetto è il Museo diocesano di Reggio Calabria insieme all’Ufficio Beni Culturali diocesano
e alla Parrocchia del Carmelo di Archi – quartiere della periferia nord reggina affacciato sullo
Stretto –, con il coordinamento di padre Andrea Dall’Asta – gesuita e architetto, tra i massimi
esperti di arte sacra nonché direttore della Galleria San Fedele di Milano – e la critica d’arte Maria
Chiara Cardini
.

Michele Parisi, Davide Corona e Norberto Spina (il quale per problemi personali ha dovuto in
seguito rinunciare all’incarico) sono gli artisti selezionati a cui è stato chiesto di pensare alla
realizzazione dei bozzetti per una grande pittura che dovrà svilupparsi sulla parete di fondo
del presbiterio della chiesa di Maria SS.ma del Carmelo di Archi. I tre si mettono subito in
viaggio verso Reggio dove vengono accolti dalla comunità parrocchiale di Archi, visitano il
territorio e incontrano le persone, presentano le loro ricerche ed esperienze pregresse, ma si pongono
anche in ascolto per conoscere il luogo e l’edificio di culto che ne accoglierà il lavoro. In questa
occasione padre Dall’Asta, in un incontro pubblico, illustra alla comunità gli aspetti teologici dei temi
mariani dell’Annunciazione, della Visitazione e della Pentecoste prescelti per l’opera da realizzare.
Così gli artisti traggono ispirazioni e spunti per avviare studi, pensieri e ragionamenti sempre
condivisi con la committenza, ma soprattutto – fattore determinate – con la comunità. Difatti,
il progetto, dalla sua genesi alla fase attuale (in cui si prepara l’inizio dei lavori sulla parete
del presbiterio) assume i connotati di un’esperienza esemplare molto interessante di arte, sacra
contemporanea, pubblica: sia per via delle modalità operative con cui la committenza ha
deciso di procedere sia per le competenze specifiche ed elevate con cui si è scelto di farsi
accompagnare. E non sono fattori di poco conto in tempi e contesti in cui si è abituati a
esperimenti di arte pubblica tendenzialmente molto scadenti e a una produzione di arte sacra
spesso di basso livello, oltremodo lontana dai codici visivi contemporanei e quindi dal tempo
e dalle problematiche del presente.

Il progetto
Nello specifico, il progetto ArchiCarmine LAB si è rivelato un vero e proprio “Cantiere di arte sacra
contemporanea” aperto, condiviso e partecipato. Negli ultimi due anni gli artisti hanno svolto dei
periodi di residenza nel quartiere e hanno dialogato in maniera costante con l’intera comunità
parrocchiale attraverso incontri, dibattiti, momenti conviviali e di festa. Hanno così avuto modo di
dare forma e sostanza alle loro personali interpretazioni partendo dallo studio delle iconografie,
ognuno con il proprio stile e con la propria linea di ricerca, restando in ascolto di coloro i quali saranno
i principali fruitori dell’opera ovvero i fedeli che frequentano quotidianamente la chiesa; una chiesa
che è il fulcro di una comunità di periferia la quale attraverso un processo virtuoso – attivato grazie
all’antico binomio di arte e fede – recupera la propria percezione di “centralità”.
La scelta finale fra i due bozzetti definitivi proposti da Parisi e Corona (approvati in via preliminare
da una commissione appositamente costituita) è stata affidata alla comunità con la possibilità di
esprimere tramite votazione anonima la propria preferenza: una scelta probabilmente dettata dal gusto
personale, dal coinvolgimento emotivo, dal sentimento che ciascuno avvertiva accostandosi all’una
o all’altra immagine di culto chiamata a coinvolgere il fedele nell’essenza dell’episodio sacro
rappresentato. E così deve essere quando si tratta di arte sacra: le immagini devono parlare ai devoti,
le immagini – come scrive Pavel Florenskij nel suo famoso saggio sull’icona – sono come «porte
regali», per cui l’opera diventa ierofania, interpretata come possibilità diretta di accesso alla
trascendenza e al sacro.

In questo modo, allora, la Chiesa si è aperta per davvero nello spazio e nel tempo: si è fatta “piazza”
per la sua gente, si è effettivamente immessa e immersa in quell’auspicato dialogo, per troppo tempo
rimasto interrotto, con i protagonisti e i linguaggi delle arti contemporanee.
Promotore e motore principale di questa esperienza è stato il Museo diocesano di Reggio – e la sua
direttrice Lucia Lojacono – il quale, anche in collaborazione con AMEI, non è sicuramente nuovo a
progetti ed esposizioni che si aprono con rigore e lucidità al contemporaneo nella convinzione che il
contributo dei musei ecclesiastici sia determinante al fine di poter rimarginare quella frattura che alle
soglie del XX secolo si aprì tra Arte e Fede. Si ricordi, infatti, l’impegno avviato dal X Convegno
AMEI (tenutosi a Palermo e Monreale dal 5 al 7 novembre 2015) ad affrontare in maniera decisa e
capillare il tema dei musei ecclesiastici “di fronte alla sfida del contemporaneo”. Come dichiarò
Domenica Primerano, allora Presidente AMEI, «se la loro prima finalità ha coinciso con la necessità
di conservare, studiare e valorizzare il patrimonio storico artistico afferente il territorio sul quale
gravitano, oggi i musei ecclesiastici sono chiamati ad assumere nuove responsabilità, innanzitutto
sensibilizzando la committenza […] e allargando lo sguardo alla complessità del presente,
partecipando alla riflessione sulla produzione contemporanea, avviando un dialogo costante con gli
artisti, sperimentando con loro forme nuove di collaborazione, fornendo alle persone, ai fruitori, e
sicuramente ai fedeli, adeguate chiavi di lettura per comprendere il significato della produzione
religiosa del nostro tempo»

Le opere
È interessante notare come entrambi gli autori abbiano deciso di ambientare gli episodi sacri nel paesaggio di Archi, per esempio inserendo all’interno delle scene dipinte le colline e la vegetazione tipica
che cresce su quel territorio oppure le montagne siciliane che si scorgono oltre il lembo di mare dello
Stretto, come nel lavoro di Parisi, dove questi ultimi elementi fanno da quinta scenica al loggiato in
cui si svelano in sequenza quasi cinematografica i tre momenti dell’Annunciazione, della Visitazione
e della Pentecoste di Maria attorniata dagli Apostoli. Un’immagine tripartita, sviluppata interamente
in orizzontale, con una lieve profondità prospettica resa soltanto dall’alternarsi delle colonne e degli
scacchi policromi della pavimentazione che imita il marmo; mentre sono posizionati in alto, come
delle apparizioni simboliche, ciascuno emergendo dall’ombra delle arcate: l’albero della vita,
l’agnello recante la croce e una pioggia dorata che rappresenta la discesa dello Spirito Santo. L’uso
della tecnica mista (olio ed acquarello su tela) propende con delicatezza verso una visione fumosa e
sfocata delle figure appena accennate e dell’ambiente, al fine di evocare e racchiudere simultaneamente le tre scene in un’unica visione mistica.
Corona, invece, descrive scene molto più definite: anche nel suo bozzetto si riconoscono le colline e
le agavi che l’artista ritrova ai margini delle stradine del posto, ma il suo modus pingendi oscilla tra
la lucidità iperrealistica e l’immediatezza visiva tipica dello storytelling fumettistico. Gli episodi mariani sono divisi da elementi naturali quali una palma e un secondo albero sulla destra; e se l’impostazione generale si dichiara un omaggio al Masaccio della Cappella Brancacci nondimeno si possono
rilevare richiami alla contemporaneità nei chiari riferimenti al Pasolini del “Vangelo Secondo Matteo”, così come pure negli abiti e nella caratterizzazione dei personaggi che animano l’ambiente

L’opera scelta dalla comunità di Archi per essere dipinta sulla parete del presbiterio della
Chiesa di Maria SS.ma del Carmelo è quella di Michele Parisi, ma grazie alla generosa
donazione della Parrocchia del Carmelo, dallo scorso 7 giugno – giorno di presentazione al
pubblico del progetto e delle opere – i bozzetti di entrambi gli artisti sono esposti presso il
Museo diocesano di Reggio Calabria e sono entrati a far parte della collezione permanente.

Web: museodiocesanoreggiocalabria.it

Video: ArchiCarmine LAB

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