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Sardegna. Conversando con Andrea Schirru tra musica, improvvisazione e immagini sonore

Dalla classica al jazz, un dialogo sulla forza evocativa della musica, fatto di note, immagini e racconti che uniscono rigore e libertà.

di redazione MEZZODì

Con Terra e Perda (Terra e pietra), il pianista sansperatino Andrea Schirru presenta un lavoro che unisce jazz, classica e contaminazioni, con al centro l’improvvisazione come strumento di comunicazione autentica. L’album, in uscita il 22 settembre, è stato anticipato il 1° settembre dal singolo Quattro passi dal delirio, un brano che riflette lo stile e la poetica di un musicista capace di muoversi tra generi diversi, sempre guidato dalla ricerca di sincerità espressiva.

Lo abbiamo intervistato per approfondire il suo percorso e le idee che hanno guidato la nascita del disco:

Con Quattro passi dal delirio si delinea lo stile di Terra e Perda. Cosa ti ha guidato nella scrittura di questo brano?

“Ho scelto Quattro passi dal delirio come singolo perché rappresenta bene il mio percorso. È un brano che entra in punta di piedi, non invadente, quasi un punto di domanda. Non ti dice “è così”, ma invita alla riflessione, a guardare dentro di te.”

C’è un filo rosso che lega i generi diversi nei quali ti muovi, dal blues al soul, fino alle contaminazioni mediterranee?

“Il filo rosso del mio lavoro è sicuramente il jazz e l’improvvisazione, che si intrecciano con la musica classica che ho studiato. Dalla classica mi è rimasto l’aspetto descrittivo e strutturale, quando improvviso cerco di mantenere una chiarezza comunicativa, una dialettica sonora che possa essere compresa. Non improvviso per fare un pezzo in sé, ma per comunicare. Scrivere soltanto significherebbe cristallizzare; improvvisare invece mi permette di girare intorno al materiale scritto e offrirlo in modo diverso.

Ogni concerto è diverso, questo per me è fondamentale perché chi mi ascolta riconosce i temi, ma ogni volta trova variazioni e nuove trame. Oltre al jazz e alla classica, c’è anche l’aspetto della musica applicata. Quasi tutti i miei brani evocano immagini e si prestano a un trattamento visivo. Non scrivo musica fine a sé stessa, credo che la musica serva anche a qualcos’altro, come rilassarsi o accompagnare immagini. In questo senso è musica da film, da documentario, capace di creare suggestioni visive.”

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Copertina dell’album Terra e Perda

Quali esperienze formative o incontri hanno avuto un peso decisivo nella tua crescita come musicista?

“Nella mia formazione ci sono stati diversi maestri. Ricordo in particolare la Professoressa Tangianu, con cui mi sono diplomato in pianoforte classico, e Alessandro Di Liberto, con cui mi sono laureato in jazz, un pianista straordinario, sempre dieci passi avanti.

Una figura fondamentale per la nascita di Terra e Perda è Roberto Macis, co-produttore del mio disco e ingegnere del suono. Abbiamo collaborato in diversi progetti musicali, ma soprattutto mi ha incoraggiato a credere nel mio percorso da solista. Ha una grande passione per il pianoforte jazz, per Jarrett ed Evans, e con lui ho trovato una persona di cui fidarmi completamente.

La mia storia personale parte però da prima. Sono nato in un paese agricolo, San Sperate, dove mio padre lavorava come meccanico di macchinari agricoli ma era anche un grande appassionato di musica, con tanti dischi in casa. Mia sorella è un soprano lirico e da bambini ascoltavamo i dischi come si leggono i libri, in silenzio, cercando di immaginare. A cinque anni, ascoltando Beethoven, ho cominciato a costruirmi un mondo interiore di emozioni e immagini. È stato un imprinting potentissimo.

Tra i pianisti che mi hanno influenzato ci sono Sviatoslav Richter, capace di rendere visive le interpretazioni, e Arturo Benedetti Michelangeli, perfezionista assoluto. Due opposti, uno più Dionisiaco, l’altro più Apollineo. Accanto a loro, grandi improvvisatori come Miles Davis e Charles Mingus, che mi hanno influenzato nella composizione e nel modo di concepire la musica come costruzione continua.”

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Copertina del singolo Quattro passi dal delirio

L’improvvisazione sembra essere un punto fermo nel tuo lavoro. In che modo entra nella composizione ed esecuzione dei brani di Terra e Perda?

“L’improvvisazione e la comunicazione sono i cardini del mio lavoro. La melodia di base rimane, ma ogni volta cerco di ricostruire il brano, di rifarlo da capo. Voglio stupirmi ogni volta, anche lasciandomi guidare da elementi esterni, un rumore, un evento casuale possono cambiare la direzione del pezzo. L’importante è che ci sia sempre emozione e unicità.”

Il disco nasce come progetto in piano solo. Cosa significa per te presentarti in questa forma così essenziale?

“Per me è una scelta naturale. Ogni brano può avere una veste orchestrale o essere suonato in ensemble, ma il piano solo è la forma che più mi permette di esprimere sinceramente ciò che sento. È come presentarsi senza filtri, con tutte le fragilità e la libertà che questo comporta.”

Nella tua carriera alterni l’attività concertistica all’insegnamento. In che modo queste due dimensioni si influenzano?

“Accanto all’attività concertistica, insegno nelle scuole medie a indirizzo musicale. Ho avuto esperienze anche nei licei, insegnando storia della musica. È bellissimo quando, a distanza di anni, gli studenti ricordano le spiegazioni o quando riesco a stimolare la loro creatività con la scrittura o con l’immaginazione. Credo molto nell’educazione alla musica come esperienza emotiva e visiva.

La mia giornata è sempre una ricerca di equilibrio tra insegnamento e composizione. Con il part-time riesco a ritagliarmi spazio per scrivere e preparare i concerti. Alcuni brani nascono come artigianato casalingo, altri maturano nei concerti. Per preparare un piano solo mi servono almeno due o tre ore al giorno, non è solo questione tecnica, è importante arrivare sereno mentalmente.”

Cosa speri che l’ascoltatore porti con sé dopo aver ascoltato Terra e Perda?

“Mi auguro che chi ascolta percepisca la sincerità di questa musica, che è davvero una confessione a cuore aperto. È spontanea, personale, parla di me. Può piacere o meno, ma quello che non accetterei sarebbe sentir dire che non trasmette nulla.”

Grazie Andrea Schirru. Ricordiamo che Il singolo Quattro passi dal delirio è già disponibile su tutte le principali piattaforme online. L’album Terra e Perda sarà pubblicato il 22 settembre, sempre su tutte le piattaforme musicali digitali, e prossimamente sarà presente anche nelle gallerie di Mezzodì.

IG: @andrea_schirru_pianist

Fb: AndreaSchirruPianist

19 settembre 2025

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