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lettere a una madre libro ylenia desire zindato

Calabria. Posologia per chi resta

Presentazione memoir d'esordio: una storia familiare tra dramedy e resistenza affettiva Di Ylenia Desiree Zindato

di Ylenia Desiree Zindato

Quando il privato diventa letteratura? Scrivere una autobiografia, un memoir, uno scambio epistolare, ti pone a metà strada fra il tuo diario Smemoranda del liceo e il Premio Bancarella? Mi spiego meglio, perché se Philiph Roth parla di sesso è letteratura mentre lo facessi io sarei un Harmony? Chi è che decide chi sta dentro e chi sta fuori, cosa diventa storia universale e chi resta relegato allo sfogo privato? Lettere a una Madre è si uno sfogo privato, la storia di Antonia, mia madre, ma spero che leggendolo, tu possa ritrovarti. Mi piace immaginarlo come una sorta di Posologia per chi resta: dei tentativi dosati, per sopravvivere a un dolore.
Sia chiaro, non immaginatevi uno strazio, mia madre lo detesterebbe; forse per lo più un dramedy che spazia dai ricordi al tema della memoria, della metagenealogia o la Sindrome degli antenati, un inconscio familiare con quel tocco di realismo magico alla Marquez che, chi è che non ama?


Quando penso a chi ti mette al mondo, a come debba essere e conseguentemente penso anche alla mia, mi viene in mente Deborah Levy nella sua Autobiografia in movimento edita NN Editore, quando racconta degli ultimi giorni in ospedale con sua madre, quando non potendo più mangiare né bere le portava i ghiaccioli al lime, come unica fonte di consolazione e sostentamento; le faceva compagnia tenendo un libro in mano, non per leggerlo davvero, solo per aggrapparcisi tutte le volte che voleva piangere e non doveva (per non farla spaventare, per non farle capire che stava morendo), sua madre invece chiama un’infermiera e le chiede una lampada, una abat jour da comodino, perché sua figlia non può leggere al buio. Ecco, una madre è esattamente questa cosa qui: qualcuno che si preoccupa per te, fino all’ultimo respiro suo.

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Lettere a una Madre, edito S4M, anno 2025, verrà presentato giorno 28 novembre ore 17:00, presso il Palazzo Alvaro, Sala Gilda Trisolini, di Reggio Calabria. Ad accompagnarmi le professoresse Ilda Tripodi e Caterina Capponi. Vi aspettiamo.

Antonia nacque sotto una buona stella. Nacque in piedi, segno di buona fortuna. Fra le urla di nonna Assunta e lo sguardo preoccupato della levatrice che, invece della nuca, fra le mani si ritrovò due piccoli e minuti piedini ricoperti di sangue e placenta. Su in paese non è mica casuale questa storia del nome. La scelta, quando lievita il ventre, segue rigide gerarchie di sangue. La stirpe offre una sfilza di madri, padri, suoceri, zii, cugini e nipoti di sesto, settimo grado a cui rendere omaggio con questo fatto del furto del nome. Guai a essere creativi, peccare di personalità. Ecco spiegato perché nella mia famiglia abbiamo tre Bartolomeo, un paio di Rocco e Giovanni, una ottina di Leone, Leonida, Leonardo; quattro Assunta, due Dorotea, cinque Nora e una seina di Elsa. A pensarci bene, credo di essere l’unica privata del bagaglio di qualche avo che insieme al nome si eredita.
Mia madre Antonia, quando mi vide, decise di chiamarmi Desiderio, declinato al maschile per suscitare meraviglia e pettegolezzi. Uno dei mille atti di bellezza, gentilezza e femminismi compiuti da mia madre.”

25 novembre 2025

Web: s4medizioni.co.uk/

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