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Sardegna. Secondo Materia all’Area Archeologica di Sant’Eulalia a Cagliari

Un percorso espositivo che mette in relazione pratiche artistiche contemporanee e stratificazione storica all’interno di uno dei siti archeologici della città.

di redazione MEZZODì

All’Area Archeologica di Sant’Eulalia di Cagliari è visitabile fino al 30 marzo 2026 Secondo Materia. Il significato e la stratificazione, mostra che presenta le opere di Maurizio Chiaravalli e Alberto Soi, con la curatela di Giancarlo Pace. Il progetto si sviluppa all’interno di uno dei contesti archeologici più complessi della città, dove livelli storici e architettonici differenti convivono e dialogano con le opere contemporanee.

La mostra si colloca nel solco di un percorso espositivo già avviato negli spazi di Sant’Eulalia, che negli ultimi anni hanno ospitato progetti pensati per confrontarsi direttamente con la stratificazione del luogo. Qui l’area archeologica non è una cornice neutra, ma un ambiente che partecipa attivamente alla lettura delle opere, restituendo una relazione diretta tra materia, tempo e tracce del passato.

Il titolo Secondo Materia indica un’attenzione rivolta alla materia come deposito di significato. Le opere esposte invitano a osservare ciò che resta quando la funzione originaria degli oggetti viene meno. In questo contesto, la materia diventa elemento attivo, capace di raccontare trasformazioni, permanenze e discontinuità.

Le sculture di Maurizio Chiaravalli nascono dall’impiego di ferri ossidati, reti metalliche e lamiere recuperate. Materiali segnati dall’uso e dall’abbandono vengono trasformati in presenze essenziali, spesso antropomorfe. Privati della funzione originaria, questi elementi assumono un nuovo statuto, diventando segni che rimandano a una memoria sospesa tra passato e presente.

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Opera di Alberto Soi

Il lavoro di Alberto Soi si sviluppa invece attraverso un approccio stratigrafico, vicino alla pratica archeologica. In serie come Futuro Fossile, ossa animali, frammenti vegetali e componenti elettronici convivono in assemblaggi che richiamano reperti di un’epoca tecnologica ormai conclusa. Le opere simulano una scoperta e propongono una lettura della materia come traccia di un tempo già archiviato.

Il confronto tra le ricerche dei due artisti e il contesto di Sant’Eulalia si fonda su una comune attenzione al reperto e alla sua decontestualizzazione. Come nell’archeologia, ciò che emerge non è l’origine, ma ciò che resta e ciò che può ancora essere interrogato. La mostra si configura così come uno spazio di riflessione sulla stratificazione culturale che attraversa la città.

Il progetto è promosso dal Mutseu – Sistema Museale Sant’Eulalia con il sostegno di Terre Ritrovate, Fondazione Giulini, Risorse per il Gerrei e Regione Autonoma della Sardegna. Durante il periodo di apertura sono presentati anche i prodotti di Terre Ritrovate, espressione di un progetto socio-economico che mette in relazione storia dei territori, qualità delle produzioni e cultura.

La mostra è aperta dal lunedì alla domenica, con orario 9:30–13:00 e 15:30–18:30. Per informazioni e prenotazioni è possibile contattare l’organizzazione tramite email o telefono indicati dal museo.

06 gennaio 2026

Web: mutseu.org

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