Veneto. Togo alla Biennale di Venezia nel Padiglione della Repubblica di Guinea
Il ritorno dell’artista cresciuto a Messina avviene a San Servolo, dentro il progetto curatoriale che accompagna il debutto del Paese africano alla rassegna veneziana.
di redazione MEZZODì
L’ultimo riconoscimento, in ordine di tempo, ad una lunga carriera. Alla Biennale d’Arte di Venezia, in programma dal 9 maggio al 22 novembre, Togo espone il recente dittico Presenze costanti nel Padiglione della Repubblica di Guinea. L’artista, cresciuto a Messina e attivo tra Milano e la città dello Stretto, partecipa alla manifestazione veneziana attraverso il Paese africano affacciato sull’Atlantico. La sede è l’isola di San Servolo, già ospedale psichiatrico e oggi uno degli spazi espositivi della Biennale.
La presenza della Repubblica di Guinea, ex colonia francese, segna uno degli ingressi nuovi di questa edizione: è tra i sette Paesi invitati per la prima volta. Il progetto si riallaccia alle “minor keys”, tema indicato dalla curatrice camerunese-svizzera Koyo Kouoh, scomparsa nel maggio scorso. L’attenzione è rivolta a tonalità considerate marginali, a registri culturali che operano in sottrazione e che trovano spazio in contesti segnati da isolamento e silenzio. In un’edizione attraversata da polemiche sull’assenza di artisti italiani nel Padiglione nazionale, dedicato interamente a Chiara Camoni, alcuni nomi italiani sono presenti grazie alla partecipazione di altri Paesi. Tra questi, Togo.

Il curatore Carlo Stragapede individua in San Servolo un luogo coerente con questa impostazione. L’ex isola manicomiale diventa cornice per un confronto tra la materia guineana e l’arte contemporanea europea. Il padiglione propone un dialogo centrato sulla condizione umana e sulla dignità. L’arte guineana, legata a funzioni rituali e spirituali, si esprime attraverso suoni e colori e viene letta in rapporto alle dinamiche della globalizzazione e alle stratificazioni dell’identità postcoloniale.
In questo contesto si colloca il lavoro di Togo. I colori intensi della sua ricerca, ricondotti all’espressionismo mediterraneo, sono considerati consonanti con l’impianto del padiglione. Il richiamo alla terra d’origine assume un valore preciso. Stragapede sottolinea la capacità dell’artista di rapportarsi alla natura in modo totemico e spirituale, elemento che rende il confronto con la Repubblica di Guinea pertinente. L’energia dei paesaggi evocati, la centralità di simboli e luce, definiscono una pittura che mantiene insieme registri colti e popolari e pone al centro il legame tra individuo e territorio.
Il dittico Presenze costanti si inserisce dunque in un progetto che mette in relazione esperienze geografiche e culturali differenti, all’interno di una delle principali piattaforme internazionali dell’arte contemporanea. Per Togo si tratta di un nuovo passaggio veneziano, collocato questa volta in un quadro che ridefinisce le coordinate della rappresentanza nazionale e amplia il campo del confronto.
Le informazioni relative alla partecipazione di Togo alla Biennale sono tratte da un articolo pubblicato sulla Gazzetta del Sud, con il consenso dell’artista.
09 marzo 2026
Mezzodì: Togo
Web: Biennale di Venezia
