Calabria/Sicilia. Contro-memorie: voci, letteratura e culture nel Mezzogiorno – Armando Rotoletti, mostra fotografica sull’isola del nostro cuissard
A Centuripe, in mostra il racconto visivo di paesaggi e abitanti siciliani, osservati tramite lo sguardo nuovo di occhi che ritornano e riscoprono ciò che gli era stato precluso.
A cura di Ylenia Desirée Zindato
Si crede, a torto, che la fotografia abbia a che fare col passato, la fissità o l’inamovibile. A ben guardare, invece, si tratta di una immagine più viva che mai trattiene il passato agganciato al presente; e contiene, sottilmente, una traccia del futuro, trascendendo suo malgrado l’ hic et nunc. La macchina fotografica mostra ciò che l’occhio umano non può vedere da solo (Moholy-Nagy): ingrandimenti, dettagli, punti di vista inconsueti. Il filosofo Walter Benjamin parla di una aura, una sorta di vicinanza nella lontananza.
«la natura che parla alla macchina fotografica è diversa rispetto a quella che parla all’occhio; solo con la fotografia facciamo esperienza dell’inconscio ottico, come solo la psicoanalisi ci dischiude l’inconscio pulsionale».
L’inconscio ottico è l’inaspettato che a noi non è dato vedere. La Sicilia di Armando Rotoletti è una Sicilia in bianco e nero ma piena di sfumature, una terra inedita, ricca, proteiforme. Scatti che si sottraggono al tempo cronologico per creare l’epifania del tempo interiore.
Dal 28 marzo al 27 settembre 2026, l’Antiquarium Comunale di Centuripe ospita la mostra Sicilia. Un’isola, tante Sicilie, di Armando Rotoletti. Un percorso espositivo che ripercorre oltre trent’anni di ricerca fotografica dell’autore dedicata alla Sicilia, esplorandone il patrimonio culturale, la memoria e le molteplici identità. Frutto della collaborazione tra il Comune di Centuripe e Rjma Progetti Culturali, l’esposizione è sostenuta dal contributo dell’Assessorato dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.

La testa della statua di Ferdinando I giace ancora nei fondali del golfo di Catania — simbolo di un’unità nazionale che ha reso la Sicilia più isola che mai. Terra d’incanto e di condanna, eterna e di nessuno. La Sicilia sarà sempre così. © Armando Rotoletti
1. Leggendo sulla tua vita, il distacco inevitabile dall’isola e guardando poi ai tuoi scatti rincorsi in più di trent’anni di lavoro e ricerca sul luogo, si sente l’urgenza del ritorno: come il capitano Achab a bordo della Pequod, ossessionato dalla sua balena bianca. Quanto c’è di memoria personale e quanto di memoria collettiva, di popoli e identità multiple, in questa tua specifica mostra?
Sì, ho sentito un desiderio profondo di tornare, di esplorare un’isola che in realtà non conoscevo affatto. Fino ai diciotto anni sono vissuto «nascosto» dentro un castello medievale che i messinesi chiamano il Castellaccio: arroccato in cima a una collina, sospeso come un balcone sullo Stretto di Messina, all’epoca sede di un orfanotrofio. Da quel cortile guardavo il mare — ed è stato quel tratto di mare, più di ogni altra cosa, ad allenare il mio sguardo. Passavo intere domeniche a osservare l’andirivieni dei traghetti tra Scilla e Cariddi: era l’unico orizzonte lungo che mi fosse concesso di guardare. Sognavo il giorno in cui avrei varcato quella linea, oltre la quale immaginavo un mondo nuovo, in movimento. Tutto il mio lavoro sulla Sicilia nasce da lì, da quel luogo che è indissolubilmente legato alla mia storia personale. È stata mia madre la mia balena bianca. Cercare la sua anima, la sua figura fragile ed elegante: è come se quel volto si fosse trasfigurato nella Sicilia che, da allora, mi ha fatto da madre.

Cretto naturale. Nemmeno l’intitolazione a Santa Rosalia ha potuto salvare questo lago tra i Monti Iblei dalla siccità. La condizione, che si addebita ai cambiamenti climatici, e l’insufficienza di interventi strutturali sono le narrazioni del momento. Poi storia di sempre. © Armando Rotoletti
2. Il filosofo Walter Benjamin ci parla di una macchina fotografica che coglie ciò che all’occhio umano è precluso, una sorta di inconscio ottico: cosa hai scoperto di silente e nascosto della tua Sicilia con questa raccolta di foto che caratterizzano la mostra? E cosa speri possano essere in grado di vedere gli altri, i fruitori?
Il carattere silente, remissivo, arrendevole della maggioranza dei siciliani, che sembrano, spesso, arrendersi allo stato delle cose. Dove tuttora regna il motto gattopardesco: fare tutto affinché nulla cambi. Spero che gli osservatori delle mie immagini possano cogliere le grandi disuguaglianze che tuttora sussistono e che, anzi, tendono ad allargarsi. Ma anche la straordinaria bellezza del mosaico di territori che la compongono, ricchi di contrasti e ognuno con le sue peculiarità culturali ed economiche.

3. Infine, nel tentativo che ha la fotografia di far dialogare il passato con il futuro, quale messaggio ti auguri di comunicare alle nuove generazioni, verso un’epoca che tenta di sopravvivere e un’aura magica unica dietro ogni immagine, che cerca di non perdersi nella tirannia dell’overturism?
Il mio auspicio è che soprattutto i giovani trovino la forza e le motivazioni necessarie per rimanere — magari dopo un periodo di formazione importante fuori dall’isola — per contribuire alla gestione, per non dire alla salvezza, dell’isola, che purtroppo ancora oggi è soggiogata da vecchi potentati di carattere familistico-ereditario, se non peggio, di carattere malavitoso e massonico. E a proposito di overtourism, bisogna avere chiaro che è una vera e propria iattura, che si traduce in sovraconsumo di territorio e risorse, nello sfruttamento delle persone e nell’arricchimento di pochi, a dispetto di un’isola che necessita di uno sviluppo delle sue infrastrutture di base e di un’economia sostenibile, capace di rispettare ma anche di innovare.
Ylenia Desirée Zindato è nata a Reggio Calabria il 15 maggio 1992. È laureata in Storia e Filosofia e specializzata in Filosofia Contemporanea al Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, con una tesi su Merleau-Ponty e l’Embodied Cognition. Ha un’ossessione insana per le ostriche, il sashimi e il Big Mac. È insegnante precaria di filosofia e storia nei licei. Lavora da diversi anni con la compagnia teatrale “Mana Chuma Teatro” come assistente alla regia. Cura una newsletter mensile con la rivista online Etimologia Magazine; con S4M ha pubblicato un suo primo memoir dal titolo Lettere a una Madre e recentemente un racconto breve sulla rivista letteraria di Articoli Liberi.
Bibliografia essenziale:
- Walter Benjamin, Piccola storia della fotografia, Abscondita Editore, San Giuliano Milanese, 2022 (citazioni pp. 17; 121)
03 Agosto 2026
IG: @diari_a_babordo
