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Sicilia. “Moira – l’ultima madre”, la morte in mostra alla FORO G Gallery

Una collettiva che riflette sul tema della morte e del femminile, tra fotografia, riti e memoria.

di Agnese Samperi Migneco

La mostra Moira – l’ultima madre, curata da Roberta Guarnera e promossa da FORO G Gallery, nasce da un’open call dedicata alla rappresentazione della morte e del femminile nella cultura visiva contemporanea. L’osservazione come passaggio, come ritorno alla materia e alla memoria. Un progetto che dialoga con la riflessione di Geoffrey Gorer sul “tabù della morte” nella società moderna, proponendo uno sguardo che riconnette l’esperienza individuale a quella collettiva.
Il progetto si avvale della collaborazione di Colapesce libri, gusti, idee e della partnership tecnica di IM DIGITAL di Massimiliano D’Angelo per la stampa delle opere.

Di seguito l’intervista alla curatrice:

Da dove nasce il titolo “Moira – l’ultima madre”?

“Mi piaceva l’idea di dare un volto alla morte, e per me quel volto è femminile, non a caso anche nel nostro linguaggio la morte è un sostantivo femminile.
Un femminile che proviene anche da Aristotele, perché con la mestruazione la donna veniva associata alla morte proprio perché in questo modo era materica, mentre per Aristotele l’uomo era più spirituale poiché conteneva in sé il seme.
In molte culture è la donna che accompagna, che chiude il ciclo, che trasforma.
Ho preso ispirazione dalla figura dell’Accabadora di Michela Murgia, che è colei che concede l’eutanasia, ma anche ovviamente dalle Moire, le divinità greche del destino.
L’ultima madre è una madre simbolica che non genera più vita, ma la restituisce alla terra.
Mi sembrava un modo giusto per parlare della morte senza paura, senza spettacolarizzarla.”

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Perché ha scelto di presentare la mostra proprio il 2 novembre?

“Perché è la festa dei morti, ma anche una data che per me è molto significativa dal punto di vista simbolico.
È un giorno di memoria, non di dolore, e in molte culture, come nel Dia de los Muertos messicano, la morte non viene negata, ma onorata.
Volevo che la mostra uscisse in una data che avesse un senso in relazione al tema e che mettesse in dialogo le nostre tradizioni con altre culture che riescono a guardare la morte in modo diverso, più naturale.”

Come si è svolta la selezione degli artisti?

“Attraverso l’open call.
Mi interessava capire come gli artisti potessero interpretare il tema senza cadere nel simbolismo scontato.
Ho ricevuto molti lavori, sia da fotografi che da artisti visivi.
Alcuni hanno lavorato con tecniche tradizionali, altri hanno sperimentato linguaggi ibridi, e qualcuno ha usato l’antotipia, che è una tecnica fotografica naturale fatta con l’estrazione dei pigmenti dei fiori.
Una partecipante, per esempio, ha usato proprio il crisantemo, che è simbolo del lutto, per realizzare le sue immagini.
Mi piaceva questa idea di materia viva che si lega al tema.
La selezione è stata fatta in base alla coerenza con il concept e alla qualità del lavoro.”

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Anche lei espone un suo lavoro in mostra. In che direzione va?

“Sì, ad ogni open call cerco sempre di mettermi in gioco anche io.
Ho usato la cianotipia, una tecnica che amo molto, e ho lavorato sull’immagine di una crisalide di falena che mi è stata regalata tempo fa.
È un simbolo che rappresenta perfettamente il tema della mostra, perché unisce la dimensione della fine e quella della trasformazione.
Mi interessa la materia, la luce che si fissa, il processo, più che l’immagine perfetta.”

Come è nata FORO G Gallery e che tipo di spazio vuole essere oggi?

“FORO G è nata nel 2020, durante il periodo del Covid.
Il nome ‘Foro’ ha un doppio significato: è il foro della macchina fotografica, ma anche la piazza, il luogo d’incontro.
Volevo creare uno spazio che permettesse il dialogo tra artisti, curatori e pubblico.
Mi occupo di tutto, dall’allestimento alla comunicazione.
Per le stampe lavoro con IM DIGITAL di Massimiliano D’Angelo, che segue la parte tecnica.
In questa mostra ho associato anche dei fiori, questa volta cadenti, perché anche da appassiti conservano la loro essenza e presenza.
È un gesto che racconta bene lo spirito di Moira.”

Cosa distingue, secondo lei, un artista da chi semplicemente si diletta di arte?

“Penso che la differenza stia nel tipo di ricerca.
Chi si diletta si ferma all’emozione, all’esercizio tecnico o alla voglia di esprimersi, che sono cose bellissime ma non bastano.
L’artista si interroga, studia, cerca di andare oltre.
Nel contemporaneo questo è ancora più vero. Con la tecnologia e l’immagine sempre a portata di mano, non serve fare una foto ‘bella’, la bellezza è prerogativa rinascimentale.
Serve dire qualcosa, farlo con consapevolezza, con un pensiero dietro.
Deve rispecchiare la contemporaneità.
Non c’è bisogno di essere accademici, serve avere una direzione, una domanda.
L’arte è un linguaggio, e ogni linguaggio richiede rispetto, tempo, attenzione.”

Quali sono i prossimi appuntamenti legati alla mostra?

“Abbiamo due momenti importanti: il primo è (stato) il 2 novembre alle 18:30 a Colapesce libri, gusti, idee, con le letture dei testi selezionati; il secondo sarà un talk online il 16 novembre con la fotografa Valeria Pierini.
Mi interessa che la mostra non resti chiusa in galleria ma continui a generare confronto e dialogo anche fuori dallo spazio espositivo.”


La mostra “Moira – l’ultima madre” è visitabile presso la FORO G Gallery di Messina fino al 9 novembre 2025.

06 novembre 2025

Web: foroggallery.com

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