Contro-memorie: voci, letteratura e culture nel Mezzogiorno
Di dove sei? Da dove vieni? A cu apparteni? Quante volte ci siamo sentiti investiti da domande così? Come se il ‘chi siamo’ si riduca a uno scroll sull’Atlante Mercatore. Quanto è determinante il luogo da cui provieni nell’annosa costruzione della nostra identità? Perché il Sud ti si infila addosso come terra sotto le unghie, e poi non va più via. E per fortuna.
A cura di Ylenia Desirée Zindato
Quando mi è stato chiesto di scrivere del, con e per il Mezzogiorno, la prima cosa a cui ho pensato è stata quella radicata sensazione di inadeguatezza, mediocrità e inferiorità che mi accompagnava fin dai tempi dei banchi di scuola, quando si osannava l’Unità d’Italia e si nascondeva la nostalgia per il Regno delle Due Sicilie. Questo sguardo giudicante che noi, gente del Sud, abbiamo su noi stessi, questo non sentirsi mai all’altezza, questo criticare il dove proveniamo, in nome di un fantasmatico Nord che in realtà non esiste, è frutto di un pattern inconsapevole (che non dipende da noi) che ereditiamo: il cosiddetto antimeridionalismo interiorizzato.
Forse sono qui a raccontarla davvero, quella bellezza, con le mie recensioni, partendo dalle voci autentiche, minoritarie, soggettive, bizzarre, uniche, che la storia ufficiale etichetta come insignificanti: per abbracciare un pensiero decoloniale, intersezionale e diasporico, in cui non esistono frontiere, bandiere, North gaze o dicotomie, e tutti esplorano la “figaggine” della molteplicità e diversità del viversi. Insieme.
L’antimeridionalismo che la “Questione Meridionale” continua a diffondere: denunciare il divario economico e sociale esistente fra Nord e Sud (divario introdotto con le politiche post-unitarie) con la pretesa e presunzione, tuttavia, che il Sud debba aderire a un modello di Nord progressista e capitalista. Contribuisce a perpetrare logiche egemoniche e coloniali nelle dinamiche di un Nord superiore/Sud inferiore.
Confesso che anche io ne sono stata vittima, da buona piccola-borghese quale sono da sempre, con la testa piena zeppa di sovrastruttura: difatti, a differenza dei miei coetanei, dopo il diploma restai per proseguire gli studi universitari qui al Sud. Inizialmente me ne vergognavo – stupida gioventù – e mi immaginavo chissà cosa degli atenei bolognesi, romani, milanesi. Tuttavia, col passare degli anni, mentre i miei colleghi abbandonavano la facoltà perché troppo difficile da seguire e con esami insostenibili, io non solo aprivo la mente con docenti messinesi straordinari in neuro-fenomenologia, filosofia teoretica o filosofia della complessità, ma quella sensazione di inferiorità, quel North gaze, era svanita completamente dentro di me.
Anzi, ero molto fiera del fatto che i miei colleghi al Nord collezionassero trenta con miseri elaborati scritti di tre cartelle, mentre io impiegavo circa nove mesi a materia per memorizzare un Musti di mille pagine in Storia Greca, o chiedermi cosa caspita intendesse Deleuze per immagine-cristallo, perché a un esame orale della durata di 70–90 minuti circa non si scappava.

“Lo sguardo dell’oppressore si insinua nella carne delle persone meridionali, che iniziano a guardare al mondo e alla loro condizione con gli occhi di chi li discrimina, sentendosi costantemente inadeguate. Il Meridione diviene così l’oggetto di uno sguardo del Nord – o più precisamente antimeridionalista – che lo valuta secondo standard estranei, imponendo ciò che dovrebbe essere anziché accettarne la realtà effettiva. Questo particolare sguardo, che osserva, giudica, descrive e cataloga l’esistente come se il suo punto di vista fosse neutro e oggettivo, può essere definito North Gaze in analogia con il noto concetto femminista di Male Gaze, letteralmente ‘sguardo maschile’, teorizzato nel 1975 da Laura Mulvey in riferimento allo sguardo oggettificante nella rappresentazione delle donne nel cinema. […]”
“La discriminazione antimeridionalista, pertanto, non solo investe l’aspetto economico, culturale, politico, ma riguarda anche l’interiorizzazione di uno sguardo oggettificante, andando a influenzare il senso che le persone hanno di sé, della propria terra, della propria storia e di ciò a cui bisogna aspirare. L’indotta auto-percezione di inferiorità conduce al desiderio di voler somigliare alle persone del Nord in quanto rappresentative della norma, della civiltà e del potere. Questo processo ricorda ciò che il movimento femminista ha identificato come maschilismo interiorizzato […]. Si tratta di rinnegare se stessi e di ambire a degli standard impossibili […]. Solo il Nord sembra avere la chiave per determinare quale futuro sia adatto per noi: si tratta forse di Northsplaining?”.
Il brano che avete appena letto è tratto dal libro Femminismo Terrone. Per una alleanza dei margini, scritto a quattro mani da Claudia Fauzia e Valentina Amenta, Edizioni Tlon, anno 2024 (pp. 42-44). Ma cosa vuol dire Northsplaining? Neologismo preso in prestito dall’espressione Mansplaining (Rebecca Solnit), che indica l’atteggiamento di un uomo che, in tono paternalistico, saccente e arrogante, spiega a una donna (non tenendo conto delle sue capacità) una cosa che lei già sa o di cui è persino esperta, dando per scontato che, in quanto donna, non possa invece capirla. Dalle dinamiche di genere si passa qui a quelle topografiche, ma altrettanto disfunzionali, fra Nord e Sud.

Perché sto raccontando questa cosa qui? Forse per il vecchio adagio che la Storia la scrivono i vincitori/oppressori/colonialisti/la maggioranza? Esiste, sì, una storia narrata sui manuali, le monografie, gli studi storiografici – con accurata attenzione delle fonti, sotto lo sguardo mai neutro dello storico – e poi ci sono gli altri, le loro voci che si fanno memoria […]. Perché la verità non può anche nascondersi fra le pieghe, nelle contro-storie, nelle contro-memorie, nelle minoranze?
Forse è questo un invito a guardarsi dentro e a sgomberare il campo dai pregiudizi, dalle discriminazioni, anche per coloro che si credono liberi da ipocrisie o mentalità ristrette. Un po’ come per la faccenda del fat shaming […]: ma credere che l’inclusione passi attraverso pagine come Freeda è come credere che la bellezza […] dei nostri luoghi passi attraverso il folklore, il gusto per l’esotico o l’overtourism.
Ciao! Sono Ylenia. Mi trovi Una Volta al Mese su mezzodi.it, a consigliarti un libro o anche più di uno. Ma oltre ai consigli di lettura qui puoi trovare storie, eventi culturali, interviste e divulgazione circa la complessa quanto mai suggestiva identità meridionale aperta e libera da pregiudizi, credenze o stereotipi. Dalla Sicilia alla Sardegna, lungo tutta la Calabria. E poi Basilicata, Abruzzo, Molise, Puglia, Campania. Per una memoria collettiva e territoriale da non perdere fra le vie della globalizzazione. Io sono Ylenia e vi aspetto qui a cadenza mensile: e vi ricordo che io non so nulla e non sono nessuno, ma non posso fare a meno di sviluppare un’opinione personale su ogni cosa e mi piace l’idea di condividerla con voi. Ça va sans dire.
Ylenia Desirée Zindato è nata a Reggio Calabria il 15 maggio 1992. È laureata in Storia e Filosofia e specializzata in Filosofia Contemporanea al Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Università degli Studi di Messina, con una tesi su Merleau-Ponty e l’Embodied Cognition. Ha un’ossessione insana per le ostriche, il sashimi e il Big Mac. È insegnante precaria di filosofia e storia nei licei. Lavora da diversi anni con la compagnia teatrale “Mana Chuma Teatro” come assistente alla regia. Cura una newsletter mensile con la rivista online Etimologia Magazine; con S4M ha pubblicato un suo primo memoir dal titolo Lettere a una Madre e recentemente un racconto breve sulla rivista letteraria di Articoli Liberi.
Bibliografia essenziale:
- Amenta, Valentina; Fauzia, Claudia, Femminismo terrone. Per un’alleanza dei margini, Tlon, Roma, 2024.
- Cassano, Franco, Il pensiero meridiano, Laterza, Bari-Roma, 1996.
- Chakrabarty, Dipesh, Provincializzare l’Europa. Pensiero postcoloniale e differenza storica, Meltemi, Roma, 2004.
- Foucault, Michel, Microfisica del potere, Einaudi, Torino, 1977.
- Gramsci, Antonio, La questione meridionale, Editori Riuniti, Roma, 1952 (e edizioni successive).
- Mignolo, Walter D., L’idea di America Latina, Meltemi, Roma, 2005.
- Said, Edward W., Orientalismo, Feltrinelli, Milano, 1999 (ed. orig. 1978).
- Solnit, Rebecca, Gli uomini mi spiegano le cose, Ponte alle Grazie, Milano, 2015.
14 gennaio 2026
IG: @diari_a_babordo
