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Sicilia. Costruire immagini: intervista ad Amalia Caratozzolo

Sul segno, il testo e il lavoro nell’illustrazione editoriale

di Agnese Samperi Migneco

Ciao a tutti! Oggi parliamo con Amalia Caratozzolo. Artista poliedrica; illustratrice, incisora e scrittrice. Il suo segno è netto, riconoscibile. Vi portiamo nel suo mondo e vi raccontiamo il processo creativo delle sue opere.

Da qui partiamo per entrare nel suo lavoro, nel modo in cui costruisce le immagini e nel rapporto con il testo.

Allora, cara Amalia, il tuo segno è molto riconoscibile, netto, sintetico, un percorso di stile strettamente connesso con tecniche analogiche come il linoleum.
Questo segna molto la tua estetica come illustratrice, anche nelle tecniche digitali.
Ci sono volte in cui senti il bisogno di allontanarti da questo?
Se sì, dove ti dirigi e quali altri stili senti come affini?

Nonostante io abbia lavorato e lavori ancora moltissimo in digitale, ho sempre dedicato una parte del mio lavoro al “fatto a mano”. Appassionata di incisione e tecniche di stampa artigianali, ho fortemente voluto mantenere uno spazio da destinare all’incisione su linoleum. “Un tempo sospeso” in cui creare con calma e con cura, come si faceva una volta. L’incisione, che ho insegnato per tanti anni all’ «Istituto Europeo di Design» di Roma, è stata il mio primo amore, e il primo amore si sa… non si scorda mai! Caratteristica della tecnica è proprio quella di aiutarti a identificare il tuo personalissimo segno. Per questa ragione, anche quando utilizzo altre tecniche, i miei lavori hanno uno stile specifico, molto sintetico, che richiama lo stile grafico delle xilografie, delle incisioni, anche quando mi approccio ai murales: un’altra delle cose che amo più fare. E per rispondere alla tua domanda… non sento il bisogno di allontanarmi da questo, perché è proprio il mio mondo, ma mi piace approcciarmi a lavori diversi, a nuove sfide.
Per esempio adesso sto lavorando a delle illustrazioni per bambini, destinate a un libro di favole. Mi è stato chiesto uno stile vintage, vicino ai classici illustrati di un tempo. Mi sono cimentata in una cosa nuova e mi sto divertendo molto.

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Franca Leosini portrait

C’è un filo rosso che lega tutte le tue opere, altrimenti si perde proprio l’anima di quello che è l’artista, ovviamente.

Sicuramente ciò che lega le mie opere è il concetto. La mia illustrazione è di tipo concettuale, quindi per me è fondamentale che arrivi il messaggio, che sia chiaro ciò che sto comunicando. Credo che il compito di un bravo illustratore, sia quello di rispettare il testo, aggiungendo qualcosa, anche solo una suggestione. Un altro filo conduttore del mio lavoro è sicuramente l’ironia, fondamentale nelle mie illustrazioni e nella vita.

Lavori da anni tra satira e illustrazione editoriale anche per quotidiani prestigiosi come il «Corriere della Sera» e «Il Fatto Quotidiano». Quanto conta per te la leggibilità immediata rispetto alla stratificazione del significato?
Ti capita di autocensurarti o di pensare che l’opera possa essere fraintesa?

Il significato per me è tutto. Il mondo dell’arte è sicuramente più libero da questo punto di vista, ma io da brava illustratrice sono spesso a servizio di una committenza, veicolo un messaggio, e lo faccio con attenzione e delicatezza.
No, non mi è mai capitato di autocensurarmi, soprattutto nei lavori di satira, dove non può esserci censura, sennò non sarebbe più satira. A mio parere, la satira deve essere politicamente scorretta, è proprio questa la sua grande potenza comunicativa.

Mi incuriosisce capire come questo tipo di toni si concili con il dialogo con un quotidiano, legato alla cronaca e all’attualità.

Sicuramente l’illustrazione concettuale si presta perfettamente ad essere utilizzata nei quotidiani, proprio per il messaggio chiaro e deciso che trasmette. Per La Lettura, l’inserto culturale del «Corriere della Sera», ho realizzato svariate illustrazioni e anche tantissimi ritratti. Un’altra cosa che mi piace moltissimo fare: credo che un ritratto debba raccontare della persona ritratta, cogliere l’anima, la personalità. Per «Il Fatto Quotidiano» facevo un lavoro completamente diverso, perché ero autrice di una rubrica di satira illustrata, per la loro newsletter femminista A parole Nostre a cura della giornalista Silvia D’Onghia. Scrivevo e illustravo di amori sfigati, si trattava di un progetto autoriale.
Ex lunari, amanti vampiro e serial killer dei sensi di colpa: quando l’amore è un film dell’orrore
Nella prossima vita rinasco libellula (e mi fingo morta per allontanare gli stalker)

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Dall’articolo “Nella prossima vita rinasco libellula (e mi fingo morta per allontanare gli stalker)”

Parlaci del tuo libro: Pene d’amore, manuale illustrato di sopravvivenza agli ex, edito da «Baldini+Castoldi».
Che tipo di libertà ti ha dato? Come ti approcci a progetti per adulti e per bambini e cosa ti diverte di più?

Pene d’amore è sicuramente il mio progetto del cuore, è stata la mia tesi di laurea all’«Istituto Europeo di Design di Roma», nel lontano 2007. L’ho scritto, illustrato, impaginato e ne ho creato la grafica. Ho sempre creduto in quel progetto particolare e in tempi più maturi ho cercato un editore. È stato pubblicato nel 2020 dalla Baldini+Castoldi, con la prefazione di Selvaggia Lucarelli.
È stata un’operazione catartica vera e propria. Credo molto nel potere dell’ironia e dell’autoironia, è una grande risorsa che aiuta a superare qualunque difficoltà.
Anche quando si parla di amori sfigati è importante ridere delle proprie sventure. Pene d’amore è un libro rivolto a tutte le donne a cui è capitato di imbattersi in qualche caso umano, e purtroppo è capitato a tutte noi. Condividere le proprie pene d’amore può essere curativo e può farti sentire meno solo.
Proprio perché credo che l’illustrazione sia a servizio della committenza, di un cliente, Il mio approccio è sempre lo stesso, sia quando lavoro per adulti che quando mi cimento in lavori destinati ai più piccoli.

In questo periodo Mezzodì si sta focalizzando su realtà connesse al sud che si occupano di transculturalità, nel senso del superamento dei confini culturali e dell’influenza reciproca tra diverse culture.
Da poco hai fondato Artefatto, un’associazione culturale focalizzata sull’incontro tra arte ed ecologia, due mondi spesso distanti.
Secondo te questo focus si può definire anche transculturale? Parlaci dell’associazione e dei vostri progetti.

La neonata associazione è nata a marzo del 2025, con il fine di realizzare dei progetti sul territorio messinese, e non solo.
Io credo che l’arte abbia una responsabilità. Se torniamo indietro nel tempo, l’arte è qualcosa che ha sempre riflettuto il momento storico e ha spesso cambiato le carte in tavola. Credo molto nel potere dell’arte di cambiare lo stato delle cose.
Arte ed ecologia sembra un connubio difficile, ma in realtà l’arte veicola un messaggio e può aiutare a focalizzare l’attenzione su temi sensibili come quello della sostenibilità e della rivalutazione del territorio. Tra i nostri intenti, c’è quello di realizzare dei progetti per il nostro territorio, per la nostra città, e non solo.

Il tuo corso di Illustrazione editoriale è tra i corsi proposti dall’«ABAM», Accademia Belle Arti Messina, diretta da Manuela Caruso. Il corso, inserito tra i corsi a scelta, è aperto a tutti, agli studenti e anche agli esterni. Come nasce questo corso e su cosa si concentra?

Si tratta di un corso di Illustrazione editoriale inserito tra i corsi a scelta, aperto a tutti, non solo agli studenti dell’Accademia, ma anche agli esterni.
Il corso ha l’obiettivo di preparare alla realizzazione di illustrazioni in ambito editoriale, pronte per la pubblicazione. Dalla fase di progettazione fino alla realizzazione finale. Verranno analizzati e presi in considerazione prodotti editoriali eterogenei, proprio per dare la possibilità agli iscritti di lavorare su soggetti dissimili, di produrre illustrazioni destinate a molteplici clienti, così da ampliare la lista dei possibili futuri committenti.
Per maggiori informazioni su costi e orari è possibile contattare il numero 090 2921089 o inviare una email all’indirizzo: abam.messina@gmail.com.

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Dall’articolo: “Ex lunari, amanti vampiro e serial killer dei sensi di colpa: quando l’amore è un film dell’orrore”

Hai esperienza anche nell’insegnamento, tra corsi, laboratori e contesti diversi. Che rapporto hai con la didattica e come cambia il tuo approccio?

Ho insegnato Incisione su linoleum per otto anni all’«Istituto Europeo di Design»di Roma, un corso finalizzato all’autoproduzione con la tecnica della xilografia.
Negli anni ho lavorato e continuo a lavorare con tutte le fasce di età, dai più piccoli fino agli adulti: ho tenuto numerosi laboratori sia per strutture pubbliche che private. L’approccio è sempre il medesimo: quello del divertimento. È molto appagante insegnare qualcosa che ti appassiona.

Cosa ne pensi dell’uso della AI in campo artistico?

Qui mi trovi un po’ impreparata. A essere sincera la uso per interpretare i sogni, perché fa un’analisi interessante sugli archetipi. Sono molto attratta da questo mondo magico e onirico.
L’ho usata anche per fare fotomontaggi divertenti, ma sempre per gioco, mai per lavoro.
Non conosco a fondo lo strumento quindi non posso esprimermi con precisione ma credo che l’Intelligenza Artificiale, se usata con intelligenza (perdonate il gioco di parole) possa rivelarsi utile, come qualunque altro strumento tecnologico.

Grazie Amalia per questa intervista. Aspettiamo aggiornamenti sugli sviluppi dei tuoi progetti!

15 aprile 2026

Web: amaliac.com

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