Il mito della Ninfa Pelòrias e del guerriero Fèremone racconta le origini leggendarie di Messina. Pelòrias, Ninfa delle acque, era una delle tante creature divine inviate dagli dèi a popolare il mondo. Insieme alle sue amiche Pachìno e Lilibèo, decise di viaggiare per trovare una dimora stabile.
Dopo aver attraversato terre e mari, le tre Ninfe giunsero in Sicilia, rimanendo incantate dalla sua straordinaria bellezza. Decisero di dividersi l’isola in tre punti: Pachìno scelse il promontorio rivolto verso la Grecia, Lilibèo quello che guardava l’Africa, mentre Pelòrias si stabilì a Capo Peloro, di fronte alla Calabria.
Pelòrias trasformò il territorio che aveva scelto. Creò laghi come Ganzirri, Faro e Margi, rendendo la zona rigogliosa con fiori, frutti e campi fertili.
I primi abitanti umani costruirono le loro capanne intorno ai laghi e iniziarono a vivere grazie alle risorse donate dalla Ninfa: pescavano nei laghi e nel mare, raccoglievano mitili e creavano vasellame. Grati per la sua protezione, dedicarono un tempio a Pelòrias al centro del lago Margi. La Ninfa, vestita di bisso pregiato e con una coroncina di foglie lacustri, regnava su queste terre con grazia e amore per la natura.
Pelòrias si unì in matrimonio con Fèremone, un valoroso guerriero figlio di Eolo, il dio dei venti. Fèremone era uno dei figli di Eolo e della moglie Enarete, e giunse in Sicilia dalle Eolie per stabilirsi con Pelòrias. I due sposi vissero felicemente nella città di Risa, situata vicino al lago Margi, insieme agli abitanti che prosperavano grazie alle risorse naturali create dalla Ninfa. Un giorno, un terremoto catastrofico, voluto dal Fato, fece sprofondare la città di Risa e il lago Margi.
Pelòrias, Fèremone e l’intera popolazione furono inghiottiti dalle acque, insieme al tempio della Ninfa.
La città sommersa divenne leggenda, e il lago Margi si trasformò in una palude spettrale. I pescatori iniziarono a raccontare storie di voci e lamenti che si udivano al calar della notte, attribuendoli ai fantasmi degli abitanti di Risa o alla Fata Morgana, che visitava i resti della città sommersa.
Secondo il mito, la Fata Morgana si innamorò della contessina Mariselva, abitante di Risa, e convinse Nettuno a sprofondare l’intera città per portare la giovane negli abissi. Tuttavia, Mariselva non si adattò mai alla vita sott’acqua e rimase addormentata nel suo letto, visitata solo dalla Fata Morgana, che cantava il suo dolore.
Pelòrias e Fèremone non perirono del tutto. Il Fato concesse loro di vivere eternamente nella terra del Peloro. Invisibili agli occhi umani, si dice che continuino a vagare tra i laghi di Ganzirri e il promontorio del Faro, custodi silenziosi di una terra intrisa di magia e di leggende antiche.
C.M. Pellicanò, Messina Misteriosa – Miti e Leggende della Città dello Stretto,
Samperi Editore, Messina, 2017
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