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Kronos e le origini della Falce - Roberta Samperi

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A Proposito di Kronos e le origini della Falce - Roberta Samperi

Il mito di Kronos, uno dei racconti più suggestivi delle Origini di Messina, ci narra di come l’Universo abbia preso forma dal Nulla.
Secondo Esiodo, nella “Teogonia”, prima dell’esistenza del Tempo vi era solo il Nulla, un’entità indistinta. Dal suo movimento nacque il Caos, una massa informe che vagava nello spazio infinito. Da quel Caos primordiale emersero i quattro elementi essenziali: acqua, fuoco, aria e terra. Questi, unendosi e scontrandosi, diedero origine all’Universo.
Dal Caos nacquero Gea, la Terra, ed Eros, il principio dell’Amore. Dall’unione di Gea ed Eros nacque Urano, il Cielo stellato, che ogni notte fecondava la Terra con la pioggia. Dalla loro unione nacquero moltissimi figli, tra cui i Titani, i Ciclopi e gli Ecatònchiri. Tra i Titani vi erano Kronos, personificazione del Tempo, e Rea, dea della fertilità.
Tuttavia, Urano, temendo che uno dei suoi figli lo spodestasse, costrinse Gea a nascondere i loro discendenti nelle sue viscere. Stanca delle imposizioni del marito, Gea costruì una falce di metallo e chiese ai figli di evirare Urano. Solo Kronos accettò.
In una notte, Kronos colpì il padre con la falce, recidendogli il membro e gettandolo nel mare dello Stretto, creando la caratteristica forma falcata del porto di Messina. Con Urano detronizzato, Kronos assunse il potere. Tuttavia, come il padre, temeva i propri figli. Per proteggere il suo trono, iniziò a divorare ogni figlio appena nato. Ma Rea, desiderosa di salvare almeno uno dei suoi figli, ingannò Kronos: quando nacque Giove, lo nascose e gli diede una pietra avvolta nelle fasce, che Kronos inghiottì.
Giove, cresciuto al sicuro sul Monte Ida, sfidò il padre, costringendolo a rigurgitare i fratelli e spodestandolo. Kronos fu confinato nei meandri dell’Inferno, dove espresse il suo pentimento raccogliendo asfodeli nei Campi Elisi. I Giudici dell’Inferno, riconoscendo il suo cambiamento, gli concessero la libertà. Kronos riprese a vagare nel mondo e trovò rifugio nell’isola dei Beati, dimora degli eroi leggendari.
Dopo secoli, lasciò l’isola e giunse in Italia, dove fu accolto da Giano, re d’Ausonia. Qui, come Saturno, insegnò ai Romani l’agricoltura e la lavorazione dei metalli, inaugurando l’Età dell’Oro. Questa epoca di pace e abbondanza fu celebrata dai Saturnali, feste dedicate alla fratellanza e alla condivisione.
Questo mito intreccia la creazione del mondo con la storia di Messina, conferendole un’aura leggendaria legata al Tempo e al potere degli dèi.

 

C.M. Pellicanò, Messina Misteriosa – Miti e Leggende della Città dello Stretto,
Samperi Editore, Messina, 2017

 

***

 

Questa illustrazione è stata estratta dall’edizione 2026 del Calendario “I Miti dello Stretto” (acquistabile qui).

 

A Proposito di Roberta Samperi

Nata a Messina nel 1985, si occupa di editoria, illustrazione e design. La formazione tra scenografia teatrale e cinema, ha lasciato un’attenzione costante alla costruzione dell’immagine e alla produzione multimediale. Negli anni il lavoro si è concentrato sul progetto grafico ed editoriale, sull’identità visiva e sul web in ambito culturale. Dal 2022 è abilitata all’insegnamento delle discipline audiovisive e multimediali, ma per scelta lavora come libera professionista, seguendo ogni progetto dall’impianto visivo alla coerenza finale.

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