Un’opera intensa e stratificata, che affronta il tema della migrazione e del distacco dalle proprie radici per necessità, in particolare da parte della classe operaia, con una forza visiva che intreccia simbolismo, tensione sociale e mito collettivo. Realizzata in olio su tecnica mista su tavola di legno, l’opera si impone come un manifesto visivo in cui ogni elemento è carico di significati incrociati, tra realtà e allegoria.
Una mano gigantesca emerge dalla terra e dal mare e stringe un martello. Sull’impugnatura si aggrappano corpi in bilico tra ascesa e caduta, che richiamano insieme la fatica del lavoro e l’instabilità del viaggio migrante, la volontà di resistere e il rischio di crollare. Il martello, carico di ambivalenza, diventa zattera, strumento, arma, appiglio.
Sul fondale, i grandi pesci antropomorfi sono un riferimento ironico e amaro all’identità messinese – i “buddaci”, come vengono chiamati in dialetto gli abitanti della città, pesci che restano a bocca aperta, immobili, inerti. Con questo riferimento, Privitera riporta il discorso sulla migrazione dentro la sua terra natale, alludendo alla condizione sospesa e spesso marginale del Meridione italiano, e più in generale a quella dei “sud” del mondo: territori svuotati, osservati, dimenticati o sfruttati, da cui si parte per necessità.
Il fondo marino, vibrante di colore e materia, è una mappa instabile di rotte interrotte e derive culturali. Le radici rosse che avvolgono l’avambraccio evocano l’appartenenza profonda, il legame carnale con una terra che, pur abbandonata, continua a scorrere nel sangue. Il contrasto tra la fluidità acquatica e la forza del gesto umano genera un’iconografia contemporanea che riecheggia i fregi narrativi antichi, ma li reinterpreta con una grammatica visiva che guarda anche al surrealismo politico e al simbolismo postmoderno.
Naufragium è, in definitiva una condizione esistenziale che riguarda chiunque viva una frattura tra ciò che lascia e ciò che cerca. E quel martello, stretto con forza, resta un segno sospeso tra costruzione e protesta.