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Il mito di Orione - Roberta Samperi

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A Proposito di Il mito di Orione - Roberta Samperi

La figura del gigante Orione è uno dei miti più affascinanti legati alle Origini di Messina, ricca di racconti epici e leggende tramandate nel tempo. La sua storia si articola in due versioni principali, una legata alla Beozia e l’altra più vicina alle terre siciliane e allo Stretto di Messina.
Secondo la prima versione, gli dèi Giove, Nettuno e Mercurio, in un tempo remoto, decisero di scendere dall’Olimpo per esplorare le campagne della Beozia. Stanchi e affamati dopo una giornata tra i prati, trovarono rifugio nella casa di un umile contadino di nome Irieo, che li accolse con generosità. Colpiti dalla sua ospitalità, Giove concesse a Irieo di esprimere un desiderio. Irieo, solo dopo la morte della moglie e senza figli, chiese di avere un erede senza però rompere il giuramento fatto alla sua consorte di non risposarsi.
Gli dèi, con un gesto magico, urinarono sulla pelle di una giovenca sacrificata, che Irieo seppellì nel suo orto. Dopo nove mesi, nacque un bambino, che il contadino chiamò Orione. Cresciuto forte e vigoroso, Orione divenne un gigante di rara bellezza, un cacciatore leggendario e un esploratore instancabile, sempre accompagnato dal fedele cane Sirio.
La seconda versione del mito racconta che Orione fosse figlio del dio Nettuno e di Euriale, figlia del re Minosse. Addestrato da Atlante, Orione apprese l’arte della caccia e divenne esperto di nuoto e navigazione grazie alle lezioni della ninfa Climene. Grazie al suo talento e al suo spirito avventuroso, viaggiò per terre sconosciute e si distinse come uno dei più grandi cacciatori del suo tempo. Giunto sull’isola di Chios, Orione si innamorò di Merope, figlia di Enopione, ma il re rifiutò di concederla in sposa. Orione, ferito nell’orgoglio, decise di vendicarsi violando la giovane. Enopione, con l’aiuto di Dioniso, lo fece ubriacare e, approfittando della sua incoscienza, lo accecò con un tizzone ardente. Vagando cieco, Orione arrivò nell’isola di Lemno, dove il dio Efesto gli offrì aiuto. Cedalione, un gigante servitore di Efesto, portò Orione verso il mare orientale, dove la luce del sole gli restituì la vista.
Orione tornò alla sua vita di cacciatore e conquistatore. Nell’isola di Delo, si innamorò di Eos, l’Aurora, ma la loro relazione suscitò l’ira di Apollo. Con un inganno, Apollo convinse Diana a scoccare una freccia contro un punto nero in mare, che era Orione intento a nuotare. La dea, ignara, lo colpì a morte.
Addolorata, Diana chiese a Giove di renderlo immortale. Giove, mosso a pietà, lo trasformò in una costellazione, affiancata dal cane Sirio. Per l’eternità, Orione inseguirà le Pleiadi nel cielo, mentre lo Scorpione lo seguirà senza tregua. Così, il mito del gigante Orione continua a brillare nelle stelle, tramandato nella memoria e negli sguardi rivolti al cielo stellato di ogni notte.

 

C.M. Pellicanò, Messina Misteriosa – Miti e Leggende della Città dello Stretto,
Samperi Editore, Messina, 2017

 

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Questa illustrazione è stata estratta dall’edizione 2026 del Calendario “I Miti dello Stretto” (acquistabile qui).

 

A Proposito di Roberta Samperi

Nata a Messina nel 1985, si occupa di editoria, illustrazione e design. La formazione tra scenografia teatrale e cinema, ha lasciato un’attenzione costante alla costruzione dell’immagine e alla produzione multimediale. Negli anni il lavoro si è concentrato sul progetto grafico ed editoriale, sull’identità visiva e sul web in ambito culturale. Dal 2022 è abilitata all’insegnamento delle discipline audiovisive e multimediali, ma per scelta lavora come libera professionista, seguendo ogni progetto dall’impianto visivo alla coerenza finale.

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