Arianna di Giancarlo Privitera è un’opera epica per stratificazione simbolica, pluralità di voci, tensione tra mito e conflitto. Realizzata in acquerello e china a pennello su tecnica mista con foglia oro, si presenta come un poema visivo in forma verticale, un’allegoria complessa in cui natura, memoria, animale e umano si intrecciano attorno a un pilastro-sacrario, al tempo stesso albero e colonna, asse e enigma.
Il titolo evoca Arianna, ma l’artista ne rifiuta la narrazione lineare. Nessun filo conduce alla salvezza, nessun eroe al centro della scena. Il mito viene trattenuto e trasfigurato: Arianna è qui principio di legame, tensione, tessitura. La figura femminile, slanciata e connessa, sembra tenere insieme i fili – della storia, della materia, dei corpi. Di fronte a lei, un guerriero armato resta isolato, spettatore o antagonista. Il gesto eroico, virile, risulta marginale.
Sulla sommità del pilastro si accatastano teste di animali come emblemi di un bestiario arcaico, depositari di forze diverse, a volte contrastanti, che convivono nello stesso spazio. L’opera si fa così epopea silenziosa, cosmologia visiva. È un mondo-mito che si regge su tensioni irrisolte.
La tecnica rafforza questa ambiguità, l’acquerello costruisce il respiro, la china definisce il dettaglio, mentre la foglia oro introduce una dimensione rituale, preverbale, che rimanda all’icona e al sacro, ma senza dogma. Il fondo è campo energetico, spazio in cui si svolge una lotta senza vincitori, fatta di opposizione e interconnessione.
Con Arianna, Privitera realizza un poema per immagini che lavora sul tempo lungo, sulle genealogie profonde, sulle archeologie del senso. Un’opera da attraversare accettando la complessità del labirinto.