Frequento l’isola da quando sono nato, nel 1968. A Filicudi ho imparato a camminare, poi da grande evidentemente ci ho preso gusto, e con il tempo sono diventato un escursionista provetto.
Quando, ogni anno, torno sull’isola, la prima cosa che faccio è andare in cima, per abbracciarla tutta con lo sguardo, per risentirmi a casa.
La montagna di Filicudi ha una storia millenaria, fatta di tanta fatica, di piccole lenze di terra rubate alla roccia, anche in luoghi impervi e quasi irraggiungibili. L’isola di Filicudi è infatti quasi completamente terrazzata, e appare come un gigantesco manufatto dell’uomo, costituito da migliaia di muri, alcuni realizzati con pietre enormi e antichissime, alcuni risalenti addirittura all’età del Bronzo, quando, per la prima volta, fu abitata.
Un manufatto che, a ben guardare, è stato costruito e plasmato dall’uomo in più di 4000 anni di storia, e che oggi è minacciato dalla mancanza di manutenzione e dal progressivo dilavamento operato dalle piogge.
Un tempo, a Filicudi, si coltivavano cereali, ulivi, frutta, uva, capperi, in quantità tali da sostenere, verso la metà dell’800, un fiorente commercio con l’esterno. Questo spiega il fatto che l’isola, pur avendo pochissime risorse idriche, fosse quasi interamente coltivata.
Si dice che, per conoscere davvero una montagna, non basti una generazione, e in effetti in 50 anni di escursioni ogni volta scopro dei nuovi anfratti, nuovi passaggi ora abbandonati. Ogni anno esploro un nuovo quadrante, cercando di raggiungere luoghi di cui non resta memoria, ogni parte dell’isola ha infatti un nome specifico legato alle storie delle persone che vi hanno abitato, agli eventi drammatici o, al contrario, positivi che nel tempo hanno segnato la vita della comunità, in altri casi si tratta di nomi legati a delle specifiche caratteristiche orografiche o vegetali. Toponimi che, come sempre, svelano anche usanze e storie antiche.
Attraverso una ricerca operata sulle cartografie disponibili e soprattutto sulle vecchie mappe catastali, ho ricostruito gran parte dei nomi oggi perduti, nonché gran parte degli antichi sentieri oggi non più esistenti. Questo è stato possibile anche grazie al fatto che l’isola è quasi interamente suddivisa in piccoli lotti di proprietà, e pertanto quasi completamente accatastata, con un’individuazione puntuale dei sentieri e delle mulattiere comunali. In alcuni casi è stato necessario compiere delle escursioni specifiche per verificare in loco la reale presenza di passaggi oggi introvabili.
La mia intenzione è anzitutto quella di recuperare frammenti, storie, percorsi, toponimi a rischio estinzione. Certamente non si tratta di un lavoro definitivo, ma di un lavoro in continua evoluzione. Anche per questo le stampe cartacee sono limitate, poiché le altre, che saranno disponibili on demand su questo sito, potranno di volta in volta essere aggiornate con nuove scoperte e definizioni.
Ogni anno infatti la mia mappa si dilata e si amplia, sfuggendo a una sola e precisa definizione, come l’allegoria della complessità del mondo intero, la cui intelligibilità non è afferrabile soltanto attraverso la sola ragione.