Cariddi era una Ninfa, figlia del dio Nettuno e della dea Gea, nota per la sua insaziabile fame. Cresciuta sull’Olimpo, la giovane divenne famelica a tal punto che divorava tutto ciò che trovava. Rubava cibo dalle mense degli dèi, prosciugava le riserve di nettare e persino si spingeva nei campi di Cerere, distruggendo le coltivazioni. La sua voracità scatenò il malcontento tra le divinità, che si riunirono per trovare una soluzione.
Guidati da Temi, dea della giustizia, si recarono da Giove, lamentando i continui furti di Cariddi. Temi propose di espellerla dall’Olimpo, e Giove, esasperato, accettò. Con un fulmine scagliò la Ninfa sulla Terra, facendola precipitare nelle acque dello Stretto di Messina. Lì Cariddi trovò una nuova dimora, ma non abbandonò le sue abitudini. Rubava cibo dai villaggi costieri e bevendo enormi quantità di acqua marina creava vortici paurosi, che inghiottivano navi e marinai.
Nel frattempo, Ercole, durante una delle sue dodici fatiche, attraversava lo Stretto di Messina per riportare a Micene la mandria di buoi sottratta al gigante Gerione. Giunto sulla costa calabra, Ercole studiò un modo per far attraversare il mare alla mandria. Decise di cavalcare il bue più grande, guidando gli altri attraverso le acque. La mandria iniziò così la traversata, ma appena raggiunta la riva siciliana, accadde qualcosa di inaspettato.
Cariddi, nascosta tra le rocce, iniziò a rubare e divorare uno dopo l’altro i buoi di Ercole. Quando questi si accorse del furto, esplose di rabbia, ma non poté inseguirla per non abbandonare il resto della mandria. Infuriato, alzò gli occhi al cielo e invocò il padre Giove, chiedendo giustizia. Giove, ascoltando le preghiere del figlio, decise di punire severamente Cariddi.
Giove chiamò la Ninfa, rimproverandola per il danno arrecato. Cariddi cercò di giustificarsi, ma la sua fame insaziabile non poteva essere tollerata. Giove la trasformò in un mostro marino, condannandola a vivere per l’eternità nel mare dello Stretto. Cariddi divenne un enorme gorgo capace di inghiottire intere navi e risputarle fuori, seminando terrore tra i naviganti.
Da quel giorno, Cariddi occupò il lato siciliano dello Stretto, mentre sul lato calabrese si trovava Scilla, un altro mostro marino. Insieme, rappresentarono una minaccia costante per chiunque osasse attraversare lo Stretto. La leggenda narra che, nei secoli, Cariddi continuò a essere temuta, simbolo della forza distruttrice del mare.
La storia di Cariddi è un racconto di colpa, punizione e trasformazione, che spiega la formazione dei temuti vortici nello Stretto di Messina. Questo mito, tramandato nei secoli, sottolinea il potere della natura e l’intervento divino per ristabilire l’ordine, lasciando un’impronta indelebile nella cultura e nelle tradizioni del Mediterraneo.
C.M. Pellicanò, Messina Misteriosa – Miti e Leggende della Città dello Stretto,
Samperi Editore, Messina, 2017
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Questa illustrazione è stata estratta dall’edizione 2026 del Calendario “I Miti dello Stretto” (acquistabile qui).