L’opera Somno Dei di Giancarlo Privitera, realizzata in acrilico su tecnica mista con foglia oro, si presenta come una metafora visiva colta e stratificata, che intreccia ironia, simbolismo e riflessione esistenziale. La figura seduta – un anziano barbuto in abiti eleganti – richiama per postura e compostezza i ritratti borghesi ottocenteschi, ma viene subito rovesciata da un elemento surreale e perturbante: dalla sua testa germogliano rami verdi e slanciati, come se il pensiero avesse preso radice nella natura, o la natura si fosse impadronita della coscienza.
La resa pittorica, apparentemente leggera e acquerellata, si compone in realtà di strati complessi in cui convivono colore acrilico, interventi grafici e riflessi dorati: la foglia oro, mai decorativa, introduce un bagliore iconico che solleva l’immagine dalla dimensione terrena, evocando una presenza che osserva, silenziosa. È qui che l’artista inserisce la sua dichiarazione essenziale: “Dio ci osserva.” Non come dogma, ma come interrogativo sospeso, che ribalta il punto di vista e coinvolge chi guarda.
Il verde vegetale che si espande verso l’alto è un’allegoria della mente come organismo vivo, una coscienza che non si esprime con parole, ma con crescita. Il personaggio è immobile, assorto, forse dormiente – ma nel suo torpore germina qualcosa che lo oltrepassa. Il titolo stesso, Somno Dei, suggerisce una duplice ambiguità: è Dio a dormire, o siamo noi a essere immersi nel suo sogno?
Privitera sembra così attingere alla lezione del surrealismo magrittiano, nel cortocircuito tra il quotidiano e l’incongruo, e al tempo stesso rielaborare un certo immaginario del pop surrealism, dove l’ironia visiva si apre a riflessioni esistenziali. L’equilibrio tra disegno, campiture liquide, texture materiche e dorature simboliche rende l’opera un ibrido contemporaneo, a metà strada tra fiaba e allucinazione, tra allegoria e sogno lucido.