I sentieri dell’indisciplina - Mesogea - culture mediterranee
scritto da Driss Ksikes
Traduzione dal francese di Caterina Pastura e Sara Federico
Prefazione di Paola Gandolfi
“L’indisciplina ci porta costantemente a guardare le cose in maniera obliqua, a non accontentarci solo di consumare ciò che ci viene proposto. Ci porta a imporci di pensarlo, interrogarlo e, per capirlo meglio, di concederci deviazioni inaspettate. La politica come fenomeno umano, permanente, è innanzitutto un costrutto immaginario.”
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Il libro di Driss Ksikes – qui tradotto per la prima volta in italiano – affronta il tema dell’indisciplina come un viaggio senza frontiere dentro un concetto dalle ramificazioni infinite. Si alternano e s’incrociano, in queste pagine, riflessioni critiche, ritratti, saggi, dialoghi da cui emerge con chiarezza quanto l’indisciplina sia profondamente legata alla necessità e all’urgenza di ripensare, riparare e reinventare l’umano dinanzi alle crescenti e mutevoli forme di alienazione e di oppressione del nostro tempo.
Oltre a ricostruirne la genealogia e le ambivalenze percorrendo storia e geografia della nozione di indisciplina (e di disciplina) da Oriente a Occidente, Ksikes fa emergere – seguendone le diramazioni dalla letteratura alle arti visive, dal teatro alle scienze sociali, dalle roccaforti accademiche alle piazze – il valore imprescindibile come pratica di libertà, passione di conoscere, risorsa creativa, educazione permanente. Vera e propria espressione di un’etica del decentramento che consente di fare quel «passo di lato», quella diversione quotidiana dalle strade già tracciate da poteri, istituzioni e tradizioni consolidate, con cui cominciare ad aprire brecce nei troppi muri di certezze ed esclusioni che ci circondano.
Come scrive Paola Gandolfi nella sua prefazione, questo libro è importante perché «ci invita a essere profondi conoscitori del nostro tempo e insieme anacronisti, riuscendo a operare quella sfasatura di chi è davvero contemporaneo. È un invito a inoltrarsi su certi sentieri marginali perché farlo significa andare in cerca di libertà e di giustizia e, prima ancora, di dignità umana».
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Driss Ksikes (Casablanca 1968), è stato caporedattore, dal 2001 al 2006, della rivista TelQuel e del settimanale Nichane. Dal 2007, dopo aver lasciato l’attività di giornalista, si è interamente dedicato a quella di drammaturgo, scrittore e saggista. Dirige il centro pluridisciplinare di ricerca hem Research Center e il suo lavoro si muove sempre nell’intersezione tra arti, media e spazio pubblico, anche attraverso vari progetti di iniziative sociali e culturali. Dal 2019 è membro del comitato scientifico del Conseil pour le développement de la recherche en sciences sociales en Afrique (Codesria). Autore di racconti, saggi e opere teatrali, nel 2015 ha ricevuto il premio Grand Atlas per il libro scritto con Fadma Aït Mous, Le Métier d’intellectuel, dialogues avec quinze penseurs du Maroc (En Toutes Lettres, 2014). Tra le sue pubblicazioni: il saggio Le Tissu de nos singularités, vivre ensemble au Maroc (En Toutes Lettres, 2016), curato anch’esso insieme a Fadma Aït Mous; il romanzo Au détroit d’Averroès (Le Fennec, 2017; Fayard, 2019); il testo teatrale L’Agence Nationale du Bonheur (Presses universitaire de Bordeaux, 2023).