In una città che si nutre di se stessa giunge un uomo (un moderno messia? la coscienza?) che dopo aver compreso le motivazioni per cui un intero popolo si lasci consumare dal tempo senza opporre alcuna reazione all’indolenza e all’accidia che lo immobilizzano, vuole mutare l’immutabile, sospinto dalla ferma convinzione che le utopie sono solo sogni da realizzare. Si assiste, quindi al risveglio della dignità, e della consapevolezza di sé che progressivamente conduce, se non alla conquista, certamente alla lotta per il conseguimento della libertà individuale.
Una favola moderna, dunque che, come ogni favola, riesce a dipingere “il mostro”, senza dargli però una precisa connotazione. E come una favola, riempie il cuore di gioia e speranza, insegnandoci che, in fondo, è ancora possibile cercare il luogo in cui si possa vivere, se non a lungo, certamente ‘felici e contenti’, e trovarlo ovunque sia possibile esprimere liberamente e coscientemente se stessi.