Tredici racconti alla maniera di Garcia Marquez, alla maniera di Mark Twain, alla maniera di Italo Calvino. Maurizio scrive con uno stile che richiama il realismo magico tipico di narratori sudamericani, anche se troviamo un reportage da Janet o meglio un Ritorno a Janet. “La nave degli onesti” e “Rattus norvegicus” hanno una consistenza da poter essere pubblicati a sé stanti, come un breve romanzo o una bozza di romanzo. In entrambi i racconti ci sono tracce di documentazione storica e gli intrecci sono accattivanti e trascinanti. C’è un inno al riscatto che viene dai sotterranei, in molti di questi racconti lunghi o brevi, un’epopea dalla “salvezza” che viene dal basso.
“E poi questo nome da dove veniva? Da quale immaginario post- bellico e americanizzante? Un fumetto? Un nome storpiato? …
Certamente, fu il nome a prendere vita dal personaggio e divenne simbolo, marchio, paradigma di stranezza, selvatichezza, forza, alterità inquieta…”
(dal racconto: Wilson)