Non è grossa, non è pesante
la valigia dell’emigrante…
C’è un po’ di terra del mio villaggio,
per non restar solo in viaggio…
Un vestito, un pane, un frutto
e questo è tutto.
Ma il cuore no, non l’ho portato:
nella valigia non c’è entrato.
Troppa pena aveva a partire,
oltre il mare non vuole venire.
Lui resta, fedele come un cane,
nella terra che non mi dà pane:
un piccolo campo, proprio lassù…
Ma il treno corre: non si vede più.
La poesia “Il treno degli emigranti” di Gianni Rodari, è stata scritta nel 1952 e spesso si trova nella raccolta “Filastrocche in cielo e in terra” edita per la prima volta nel 1960 da Einaudi con illustrazioni di Bruno Munari. Tratta un tema molto caro allo scrittore e a tutta la letteratura italiana del secondo dopoguerra, momento storico in cui l’Italia si svuotava progressivamente di vagone in vagone.